L’importanza di chiamarsi… Me stesso.

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L’importanza di chiamarsi… Me stesso.

Il titolo originale sarebbe L’importanza di chiamarsi Ernesto (nell’originale in lingua inglese: The Importance of Being Earnest) – a volte conosciuto come L’importanza di essere Franco, L’importanza di essere Fedele o L’importanza di essere Onesto – è una commedia teatrale in tre atti di Oscar Wilde, rappresentata per la prima volta a Londra il 14 febbraio 1895.

Il significato più inerente viene dato dall’assonanza di Ernesto con onesto che in lingua inglese si pronunciano in maniera simile. Ma può veramente un nome dare un’impronta alla persona? Indubbiamente tutti noi abbiamo un nome proprio, ma questo nome lo condividiamo sicuramente con altri, per quanto possa essere originale o stravagante nei miliardi di persone che ci sono al mondo troveremo qualcun altro col nostro nome. Rifletto spesso su che “importanza” abbia il nostro nome ritengo alcuni nomi al quanto normali anche se ovviamente alle spalle di un nome c’è sempre una persona nella sua unicità. Ci sono nomi propri che sono stati più o meno di moda influenzati da quel personaggio famoso esso sia reale o inventato. Certo secondo questo mio personale ragionamento bisognerebbe riflettere un po’ di più nel decidere il nome del proprio figlio in fondo ho conosciuto molte persone che in età adulta hanno deciso di farsi chiamare in altro modo come se questo cambiamento possa cambiare il loro essere. Specialmente nell’epoca di Internet crearsi uno pseudonimo è stato molto più semplice anche se questa usanza ha creato alle volte delle aberrazioni mostruose. Quindi in fondo nella natura umana che abituata a catalogare a dare un nome ad ogni ruolo il nome ha il suo ruolo (perdonate la ripetizione). Anche il nome proprio delle persone potrebbe creare una caratterizzazione del soggetto quindi chissà se il nome di un grande condottiero possa dare a quel bimbo delle possibilità che un nome come Ugo non darebbe (in realtà ci sono tanti Ugo famosi ed importanti). Tradizione fondamentalmente del sud Italia e quella di dare ai figli il nome del nonno come se questo desse una continuità alla famiglia, io non sono un tipo fondamentalmente tradizionalista ma non certo punto di vista questa tradizione posso capirla, certo mi ritengo fortunato che mio nonno non abbia avuto un nome troppo antico o strano ma sono fiero di portare il suo nome. La figura di mio nonno il suo “nome Nino” è un onore e onere da portare in quanto anche dopo anni dalla sua prematura scomparsa viene ricordato come il grandissimo uomo che era. Non vi nascondo che nella mia vita questo peso non abbia influito, infatti da adolescente mi facevo chiamare Antonio o Antonino in realtà è lo stesso anzi anagraficamente parlando sarebbero più giusti quello è il modo più confidenziale di farsi chiamare. Trovare un’identità essere se stessi non è proprio facile è molto più semplice alle volte fingere di essere qualcun altro in quel modo anche gli errori che commettiamo non li sentiamo davvero nostri.

Quando sono diventato abbastanza maturo mi sono sentito pronto e fierissimo di portare questo nome perché per essere dei grandi bisogna essere come mio nonno incorruttibile serio e gentile con il prossimo, perché lui ed io siamo semplicementeNINO fieri di quello che siamo stati e che saremo. Un unico rimpianto per me sarà quello di non poter dare il nome di mio padre al mio figlio che purtroppo penso che non avrò perché proprio lui è la persona in vita che stimo di più al mondo.

Vi invito a pensare un po’ a i nomi delle persone che conoscete e magari cercare qualche punto in comune.

senza avere l’amaro in bocca.IL GUSTO

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Dulcis in fundo: Il gusto.

Avevo parlato in un’altra forma di questo senso nel post https://semplicementenino.com/?s=cucinamente  dove in realtà però facevo riferimento anche a tutti gli altri sensi.

Infatti ho deciso di tenere per l’ultimo questo senso perché per me ha un valore particolare, il gusto a mio avviso è quello più in connessione con la nostra mente riesce a dare una scossa, un “emozione” a tutti i tipi di menti che siano sviluppatissime e intelligenti ,oppure semplici come quelle dei bambini appena nati o quelle ormai un po’ svampite degli anziani.

Le nostre papille gustative infatti riescono a farci rivivere momenti della nostra vita, il sapore della specialità che solo nostra nonna sapeva fare e noi potremmo provare mille volte a cercare quel gusto ma non sarà ma lo stesso, ma il ricordo, quello tornerà comunque con tutti i sapori e le emozioni provate in quel momento.

Cercare di scindere il gusto dalla cucina è un po’ complicato almeno per me, perché non riesco a mangiare per sopravvivere soltanto, mi spiego anche quando mi faccio un pasto veloce cerco sempre di curare il gusto in fondo a mettere un po’ di cura a quello che facciamo non fa solo bene alla pancia ma anche all’anima.

Come sempre anche questo senso bisogna allenarlo non bisogna rifiutarsi di assaggiare pietanze particolari solo perché non le conosciamo appunto una frase che ultimamente mi piace dire è:

Si deve mangiare col cuore e non con la testa.

Sembrerebbe in realtà andare contro quello che ho detto in precedenza , quando ci troviamo davanti ad un piatto cominciamo ad analizzarlo inizialmente con la vista vediamo i colori riusciamo a percepire quasi la temperatura dopo arriva l’odore se è più o meno piacevole con la forchetta tastiamo la consistenza e nel caso sia croccante possiamo sentirne il rumore ma soltanto quando lo mettiamo in bocca avviene la vera magia dove possano scaturire ricordi emozioni e sensazioni questo è il gusto secondo me o almeno quello che dovrebbe essere.

Quindi gustiamoci la vita guardiamola con gli occhi del cuore ascoltiamola internamente  annusiamola e prendiamola a piene mani.

La figura mitologica del autista vecchio col cappello

2355596660_04fc08e1f7 si racconta ai propri figli quando si apprestano ad uscire per strada da soli. Questa entità che si aggira a bordo di automobili, spesso non proprio modernissime, con marmitte puzzolenti, sterzo durissimo e specchietti retrovisori quasi sempre penzolanti. Infatti anche a me mia madre mi raccomandava sempre di stare attento. “Diceva lo zio quando li vedi in macchina con il cappello e gli occhiali stai attento”. Questo mio zio si riferiva ovviamente alle persone anziane che data l’età e la freschezza mentale oramai persa potevano essere alquanto pericolosi.

Giustissimo.

Avevamo tutti imparato questa lezione, in realtà non c’è una spiegazione scientifica a questo fenomeno, però sapevamo da cosa guardarci. Certo una persona che dentro la macchina luogo coperto, possibilmente caldo, tenga un cappello che chiamato anche copricapo, non spicca esattamente per acume in quanto l’utilizzo dello stesso in un ambiente coperto perde la cosiddetta utilità. Infatti era buon educazione toglierlo quando si andava in ambienti chiusi.

Adesso questa figura nei tempi della tecnologia e della comunicazione viene ampiamente superata dall’autista col telefonino.

Oramai diventato per alcuni parte del proprio corpo, se non lo sapessimo tutti potrebbe sembrare che ad alcuni sia stato impiantato direttamente nell’orecchio. Vediamo persone fare mosse di contorsionismo per non metterlo in tasca o poggiarlo per qualche istante per svolgere le più facili mansioni della vita quotidiana. Quindi utilizzando la spalla come terza mano, cercano di cambiare marcia, mettere la freccia, dare due schiaffoni al bambino che accanto a loro che facendo caciara li infastidiscono, pulirsi il vetro o certe volte anche il naso.In più vi invito a notare che diventano ancora più indisciplinati tagliando strade e non fermandosi agli stop che probabilmente non vedono. Perché pur essendo in mezzo alla società questa figura  attorno a sé si crea una bolla mentale che lo isola. Questo ovviamente nella sua testa perché invece condivide tranquillamente gli affari propri senza il minimo pudore tutti i fondamenti della buona educazione.

Il telefonino  rimane ovviamente sempre impiantato anche quando scendono dalla macchina… Ma questo è un altro discorso.

DRIIIIIIN

dipendenti-che-lavorano-in-un-call-center Pronto sono qualcuno  e voglio venderti qualcosa di cui non hai assolutamente fatto richiesta. Ebbene sì siamo tutti tormentati da questi tele venditori sempre più insistenti e costanti. Facciamoci due risate analizzandone qualche tipo, tengo a precisare che non sto parlando di quelli addetti a risolvere i problemi  di carattere più o meno amministrativo ma comunque richiesto.

  1.  Il professionista: chiama ad orari preferibilmente di ufficio con aria seria chiede se può presentarci la sua offerta.
  2.  Il mercenario: quello che non solo vuole venderti l’abbonamento più costoso possibile  ma in più  prova anche a farti fare abbonamenti ad altri servizi.
  3.  Il profeta: questo è più particolare perché solitamente tu disponi già del servizio che lui vorrebbe renderti ma cerca nella tua famiglia e nei tuoi amici nuovi seguaci.
  4.  L’inappetente: questo è uno di quelli più fastidiosi riesce a chiamarli sempre alla prima forchettata data alla pasta facendola appiccicare nel piatto nel tempo che riesci a liberartene.
  5.  L’inappetente bis:  questo riesce anche a prenderti mentre  cerchi di fare colazione o merenda.
  6.  L’accusatore: questo spesso di sesso maschile  parte dicendo che spendi inutilmente di più facendotene una colpa come se la causa della rovina dell’Italia sei proprio tu.
  7.  Il dottor tal dei tali:  lui si presenta come il  super direttore galattico e tu povero suddito  che ti ostini a  non cambiare.
  8.  Lo straniero: chiama da un paese in via di sviluppo possibilmente con un testo scritto con il traduttore del computer e alla prima domanda quasi quasi si offende lui.
  9.  Il sarcastico:  prendendoti in giro  fa capire che non sei un vero uomo perché non accetti la sua offerta.
  10.  Il mio preferito: quello che mi chiamerà il giorno del mio compleanno dicendomi che posso andare a ritirare un milione di euro direttamente in banca.

Io ovviamente non voglio offendere nessuno è un lavoro come un altro anzi dignitoso ed sicuramente onesto però non condivido certi metodi, riflettendoci se arrivasse un messaggio con scritto l’offerta  sono sicuro che la valuterei con più interesse.