se fosse la strada a scrivere!

images-1Caro Comune,
ci conosciamo praticamente da sempre, siamo cresciuti assieme all’inizio ero piccolina fatta di terra e sabbia. Crescendo assieme, mi hai rivestito della stupenda pietra che la nostra montagna vicino ci regala, quella pietra lavica forte, resistente e tenace che ancora adesso nelle parti più antiche mi rende unica e apprezzata da tutti, turisti e cittadini.
Ovviamente assieme siamo andati incontro ai tempi moderni non venivo più calpestata dagli animali con gli zoccoli ma delle ruote di gomma assai più veloci mi scorrevano sopra molto più velocemente. Questa nuova veste l’asfalto più liscia e scorrevole ci ha dato la possibilità di crescere sempre di più verso il mare e la montagna, nelle mie parti abbiamo usato tantissimi nomi differenti dalle città d’Italia e del mondo a personaggi storici ed indimenticabili. Molte volte per comodità o per bisogno abbiamo dovuto cambiare il senso della direzione ma sempre siamo riusciti a portare i nostri amati cittadini dove volevano, volendo somigliare alle città di oltralpe mi hai costruito le rotonde per facilitare lo scorrimento mi hai abbellito con piazze e parchi,  per illuminarmi siamo passati dalle lampade ad olio ai modernissimi led, quando i nostri cittadini hanno ricominciato a volere usare le amate biciclette gli hai dedicato una parte di me per rendere la loro passeggiata più sicura è agevole. Tutto questo è bellissimo però forse ti sei dimenticato di me, per quanto io sono indispensabile per te e per i tuoi cittadini ho bisogno di cure costanti e attente.
Questa veste liscia, ultimamente proprio liscia non lo è più, perché le piogge  ultimamente più frequenti, il logorio del tempo, l’utilizzo da parte di mezzi un po’ troppo pesanti ma anche i lavori che tu di contorno negli anni continui ad eseguire hanno creato delle rughe della mia pelle.
Queste rughe i miei cittadini le chiamano scaffe  “in italiano buche” queste col passare del tempo si stanno facendo sempre più pericolose specialmente per chi si muove con le due ruote  costretto a diventare un campione di slalom  per evitare di sbattere rovinosamente la faccia sopra di me. Le bellissime rotonde inizialmente addobbate con piante e fiori che la nostra temperatura mediterranea ci regala si stanno ingiallendo diventando alle volte dei bagni pubblici per animali. Le piazze e i parchi sempre di più sono state tramutati in parcheggi per venditori non molto autorizzati che utilizzano questi  spazi per creare negozi anche abbastanza grandi a cielo aperto oppure addirittura ristoranti con tanto di tavolini che finita  la giornata lasciano tutta l’immondizia lì dove non l’hanno trovata.
Questa nuova illuminazione sicuramente ci fa risparmiare ma possibilmente qualcuna in più protesti metterla. Volevo anche invitarti a pensare a quei cittadini che si svegliano al mattino molto presto per cominciare il loro lavoro e trovano un po’ tutto troppo buio. Quando abbiamo pensato ai cittadini in bicicletta  dovevamo riflettere che il punto di partenza ha bisogno di un punto di arrivo collegato e non di tanti pezzettini.
Mi ricordo quando addirittura un treno passava attraversandomi arrivando quasi al mare adesso invece è rimasta soltanto la ferrovia ma del simpatico trenino non è rimasto nient’altro, forse stai cercando di sostituirlo scavando sotto di me ma ancora soltanto un lungo tunnel è stato creato. Mi continui a pitturare con le indispensabili strisce zebrate che danno la possibilità ai cittadini di attraversarmi in sicurezza per farli fermare con i loro mezzi gli hai segnato dove è più opportuno metterli addirittura per chi ha bisogni speciali gli abbiamo dedicato degli spazi più comodi e pensando ai futuri cittadini e alle loro mamme ultimamente anche degli spazi rosa pieni di amore.
Però dobbiamo fare in modo che i nostri cittadini possano agevolmente muoversi sopra di me. Soltanto con una cura costante e amorevole come sicuramente sai fare questo sarà possibile perché una città che rispetta i propri cittadini viene rispettata più piacevolmente dagli stessi in fondo l’amore deve essere un sentimento reciproco.
 la strada
 di Antonino Aloisio.

Articolo pubblicato il 21 maggio 2015  Quotidiano di Sicilia

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nutriamo il cervello

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Ne abbiamo sentito parlare fino allo svenimento, adesso è arrivato e sicuramente ne parleranno ancora di più: EXPO di Milano una fiera che è giustissimo definire mondiale. Quest’anno l’argomento dell’esposizione sarà il cibo e quindi quale migliore posto per realizzarlo che l’Italia. Siamo famosi in tutto il mondo per la nostra pizza e la pasta, quando in giro per il mondo si nomina l’Italia viene in mente la dieta mediterranea, nelle scene più famose dei film di Hollywood l’italiano viene quasi sempre posizionato a tavola con la famiglia (anche se alle volte il tipo di famiglia non è esattamente decoroso). Quest’anno EXPO per slogan ha “nutrire il pianeta, energia per la vita”. Ed è esattamente così la nutrizione il cibo è il nostro carburante, senza di esso non potremmo fare davvero niente. Il nostro corpo è un laboratorio chimico che ha bisogno di questa energia. Noi dalla nostra parte dobbiamo cercare prendere questa energia dalle materie prime migliori, perché migliore è la qualità della materia prima, migliore sarà la nostra salute. Cibi sempre più contaminati da elementi chimici creati apposta per dare una dipendenza innaturale ci vengono proposti in pubblicità un po’ ingannevoli, certo molte volte il poco tempo a disposizione ci limita nelle scelte però le giornate in fondo sono sempre fatte di ventiquattro e siamo noi a scegliere come impiegare il nostro tempo. Prima di mangiare  pensa a cosa stai mangiando .

La figura mitologica del autista vecchio col cappello

2355596660_04fc08e1f7 si racconta ai propri figli quando si apprestano ad uscire per strada da soli. Questa entità che si aggira a bordo di automobili, spesso non proprio modernissime, con marmitte puzzolenti, sterzo durissimo e specchietti retrovisori quasi sempre penzolanti. Infatti anche a me mia madre mi raccomandava sempre di stare attento. “Diceva lo zio quando li vedi in macchina con il cappello e gli occhiali stai attento”. Questo mio zio si riferiva ovviamente alle persone anziane che data l’età e la freschezza mentale oramai persa potevano essere alquanto pericolosi.

Giustissimo.

Avevamo tutti imparato questa lezione, in realtà non c’è una spiegazione scientifica a questo fenomeno, però sapevamo da cosa guardarci. Certo una persona che dentro la macchina luogo coperto, possibilmente caldo, tenga un cappello che chiamato anche copricapo, non spicca esattamente per acume in quanto l’utilizzo dello stesso in un ambiente coperto perde la cosiddetta utilità. Infatti era buon educazione toglierlo quando si andava in ambienti chiusi.

Adesso questa figura nei tempi della tecnologia e della comunicazione viene ampiamente superata dall’autista col telefonino.

Oramai diventato per alcuni parte del proprio corpo, se non lo sapessimo tutti potrebbe sembrare che ad alcuni sia stato impiantato direttamente nell’orecchio. Vediamo persone fare mosse di contorsionismo per non metterlo in tasca o poggiarlo per qualche istante per svolgere le più facili mansioni della vita quotidiana. Quindi utilizzando la spalla come terza mano, cercano di cambiare marcia, mettere la freccia, dare due schiaffoni al bambino che accanto a loro che facendo caciara li infastidiscono, pulirsi il vetro o certe volte anche il naso.In più vi invito a notare che diventano ancora più indisciplinati tagliando strade e non fermandosi agli stop che probabilmente non vedono. Perché pur essendo in mezzo alla società questa figura  attorno a sé si crea una bolla mentale che lo isola. Questo ovviamente nella sua testa perché invece condivide tranquillamente gli affari propri senza il minimo pudore tutti i fondamenti della buona educazione.

Il telefonino  rimane ovviamente sempre impiantato anche quando scendono dalla macchina… Ma questo è un altro discorso.