Cucinamente

blogger-image--845289732

Cucinare

La cucina (dal latino coquere, “cuocere”)[1] è un’arte sinestetica[2], il cui messaggio passa attraverso sapori, profumi, sensazioni tattili (consistenze, temperature), sensazioni visive e, in una certa misura, anche suoni.

questa è la stupenda definizione che si trova su Wikipedia.

Quando inizio a scrivere una pagina per questo sito spesso parto da una parola da un pensiero da un input che al momento mi frulla per il cervello, oggi volevo esprimere la mia passione per la cucina o ancora meglio per il mangiare in genere (chi mi conosce sa che sono veramente molto magro) perché per apprezzare il cibo non bisogna per forza strafogarsi ma semplicemente scegliere in maniera attenta ed anche curiosa quello che mangiamo. Per l’appunto la descrizione di Wikipedia è stupenda perché utilizzando la parola arte secondo me c’entra il punto del discorso, certamente non possiamo quotidianamente creare piatti elaborati  o ricercati, come in tutte le forme d’arte, ci sono tantissimi quadri ma non sono tutte opere d’arte indimenticabili per esempio.

Però quando mettiamo quell’impegno in più, quella ricercatezza che ci vuole, allora diventa opera d’arte anche la cucina, la nostra mente comincia a viaggiare nella memoria, attraverso un sapore che magari abbiamo provato in un momento particolare della nostra vita, certamente spesso quando mangiamo non siamo da soli ma cerchiamo di condividere queste sensazioni con persone con cui stiamo bene. Almeno io con una persona che non sopporto sicuramente non ci vado a mangiare assieme. E poi quei profumi che spesso ci portano addirittura in luoghi magari molto lontano dandoci l’effimera illusione di sentirsi in una località esotica. Tutto ovviamente condito dalla bellezza di un piatto ben realizzato che da all’occhio anche la cosiddetta sulla parte. Io da macellaio per tradizione familiare mi entusiasmo anche davanti ad una fetta di carne cruda ma questo non è per tutti. Poi la suddetta descrizione di Wikipedia parla anche dei suoni quanto è affascinante il rumore dello sfrigolare del cibo in padella, tutti sappiamo riconoscere il rumore della grattugia col parmigiano oppure il coltello che taglia un frutto croccante.

Tutta questa poesia è la cucina secondo me o almeno come io vivo quest’arte. Certo non mi aspetto che questo sia il pensiero di tutti ognuno di noi alle sue passioni e questa è una delle mie.

La prossima volta parlerò del piacere nel condividere tutte queste sensazioni.

https://semplicementenino.com/2015/09/30/senza-avere-lamaro-in-bocca-il-gusto/

Le sette virtù

virtubushido

I 7 principi del Bushido :

義, Gi: Onestà e Giustizia

Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

勇, Yu: Eroico Coraggio

Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L’eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

仁, Jin: Compassione

L’intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una. La compassione di un samurai va dimostrata soprattutto nei riguardi delle donne e dei fanciulli.

礼, Rei: Gentile Cortesia

I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini. Il miglior combattimento è quello evitato.

誠, Makoto: Completa Sincerità

Quando un Samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di “dare la parola” né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

名誉, Meiyo: Onore

Vi è un solo giudice dell’onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.

忠義, Chugi: Dovere e Lealtà

Per il Samurai compiere un’azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.

La figura mitologica del autista vecchio col cappello

2355596660_04fc08e1f7 si racconta ai propri figli quando si apprestano ad uscire per strada da soli. Questa entità che si aggira a bordo di automobili, spesso non proprio modernissime, con marmitte puzzolenti, sterzo durissimo e specchietti retrovisori quasi sempre penzolanti. Infatti anche a me mia madre mi raccomandava sempre di stare attento. “Diceva lo zio quando li vedi in macchina con il cappello e gli occhiali stai attento”. Questo mio zio si riferiva ovviamente alle persone anziane che data l’età e la freschezza mentale oramai persa potevano essere alquanto pericolosi.

Giustissimo.

Avevamo tutti imparato questa lezione, in realtà non c’è una spiegazione scientifica a questo fenomeno, però sapevamo da cosa guardarci. Certo una persona che dentro la macchina luogo coperto, possibilmente caldo, tenga un cappello che chiamato anche copricapo, non spicca esattamente per acume in quanto l’utilizzo dello stesso in un ambiente coperto perde la cosiddetta utilità. Infatti era buon educazione toglierlo quando si andava in ambienti chiusi.

Adesso questa figura nei tempi della tecnologia e della comunicazione viene ampiamente superata dall’autista col telefonino.

Oramai diventato per alcuni parte del proprio corpo, se non lo sapessimo tutti potrebbe sembrare che ad alcuni sia stato impiantato direttamente nell’orecchio. Vediamo persone fare mosse di contorsionismo per non metterlo in tasca o poggiarlo per qualche istante per svolgere le più facili mansioni della vita quotidiana. Quindi utilizzando la spalla come terza mano, cercano di cambiare marcia, mettere la freccia, dare due schiaffoni al bambino che accanto a loro che facendo caciara li infastidiscono, pulirsi il vetro o certe volte anche il naso.In più vi invito a notare che diventano ancora più indisciplinati tagliando strade e non fermandosi agli stop che probabilmente non vedono. Perché pur essendo in mezzo alla società questa figura  attorno a sé si crea una bolla mentale che lo isola. Questo ovviamente nella sua testa perché invece condivide tranquillamente gli affari propri senza il minimo pudore tutti i fondamenti della buona educazione.

Il telefonino  rimane ovviamente sempre impiantato anche quando scendono dalla macchina… Ma questo è un altro discorso.