Consapevolezza

molte volte la gente mi guarda mi giudica e crede di capire quello che sono spesso quando vedono il modo con cui vivo la mia vita li lascia perplessi o per meglio dire spiazzati. Ma oggi mi è venuta in mente qual’è la mia strategia di vivere bene possiamo racchiuderla in una parola.
Consapevolezza
derivato di consapere, composto di con e sapere.
Questa parola denota un fenomeno estremamente intimo, e di importanza cardinale. Non è un superficiale essere informati, né un semplice sapere – e si diparte anche dalla conoscenza, più intellettuale. La consapevolezza è una condizione in cui la cognizione di qualcosa si fa interiore, profonda, perfettamente armonizzata col resto della persona, in un uno coerente. È quel tipo di sapere che dà forma all’etica, alla condotta di vita, alla disciplina, rendendole autentiche.
La consapevolezza non si può inculcare: non è un dato o una nozione. È la costruzione originale del proprio modo di rapportarsi col mondo – in quanto sapere identitario, davvero capace di elevare una persona al di sopra dell’ignoranza e della piana informazione. È il caso della consapevolezza del rischio, che non frena ma rende accorti; della consapevolezza delle proprie capacità, che orienta ed entusiasma; della consapevolezza del dolore, che rende compassionevoli e gentili; della consapevolezza di essere amati, che rende invulnerabili.

Diventare consapevoli di quanto accaduto, di come siamo cambiati, di quale futuro ci sta davanti è un passo fondamentale nella direzione giusta. Chi è consapevole non subisce ma può affrontare e rielaborare. Consapevolezze condivise rendono possibile un agire comune. Per chi evita o non riesce ad affrontare un percorso di consapevolezza il terremoto rischia di trasformarsi in un passato che non passa.

Questa è una “parola terremotata”, frutto di una collaborazione con l’associazione LaCà, nata dopo il sisma in Emilia. Col loro aiuto cerchiamo di capire come alcune parole si sono trasformate dopo il terremoto e come si possono rinnovare. Il testo in corsivo è un loro diretto contributo.

parole stupende che non ho voluto togliere perché quello che dice sulla consapevolezza di un male comune fa vedere tutto il resto con un occhio differente con una apertura mentale da non sottovalutare.

Forse non esistono più come le mezze stagioni.

Il poeta professore cantante già negli anni ottanta ne sentiva la mancanza ed era un periodo che stava soltanto iniziando le donne diventavano più autosufficienti più intraprendenti più “mascoline”. Ma sicuramente non immaginava cosa saremmo arrivati perché un po’ come tutto in questa società la corrente di intraprendenza è degenerata e da intraprendenza si è trasformata in un atteggiamento per qualche modo di vedere aggressivo. Con questo non voglio dire che le donne di oggi mordono, per l’aggressività intendo quella pseudo cattiveria nell’affrontare la vita giustificandosi con l’io me ne frego. Beh una persona può essere autosufficiente raggiungere i propri scopi la propria ambizione anche con la gentilezza, dote che io assali apprezzo . E questo non vuol dire perdere in dignità ma anzi guadagnare in nobiltà. Quindi non per forza la donna ideale deve portare una gonna ma almeno non deve girare con tutte le cose di fuori.

Lampi della memoria

Avete presente quando un pensiero vi ritorna in mente? Un ricordo, un’emozione, quel attimo che ci ha fatto sussultare. In questo caso non parlo del famosissimo colpo di fulmine quello dell’innamoramento quello bello insomma. Ma mi volevo soffermare invece su quello un po’ più bruttino anzi direi orribile… Quello che quando ritorna in mente ci fa attraversare la schiena proprio del lampo di cui parlavo. Quello che come rappresenta questa immagine ci scorre dentro inesorabile spaccando la nostra mente e facendo affiorare quella emozione che avremmo voluto assopire. Purtroppo capita spesso. Io quando ci riesco cerco di prendere quell’emozione e trasformarla in forza!

conoscere me

Immagine oggi ho pensato di parlare un po’ di me partendo proprio da lontano. Si molto da lontano visto che ho pubblicato la foto della mia serie tv preferita. Certo sicuramente non sono il solo fan di questa serie tv che da ormai quaranta anni rinnovandosi sempre in maniera da interessare la nuova generazione ha fatto crescere la generazione precedente alla mia è questa mia che oramai penso di far parte della generazione passata, sicuramente non a quella futura.

 Ho cominciato a guardare questa serie tv nella prima adolescenza a quei tempi il pomeriggio quando non volevo fare i compiti di scuola riuscivo  a vedere su Italia uno dopo i cartoni animati questa serie … Inizialmente non so cosa mi ha appassionato ma col passare del tempo sono diventato quello che si può dire un fissato, possibilmente perché dentro storie di esplorazione e avventura c’è sempre una sottile linea di significato. Infatti penso che non esista un personaggio di questa serie che provi come sentimento di invidia che “è il sentimento che più mi spaventa” anzi solitamente i personaggi cercano sempre di spalleggiarsi e aiutarsi fra di loro per migliorare se stessi e la comunità attorno a loro… Non  per una lode egoistica ma per realizzarsi. Ecco forse proprio questo è quello che più mi piace di questa serie, può sembrare la stessa cosa la lode egoistica e il realizzarsi ma secondo me sono due cose molto differenti perché fare delle cose semplicemente per lodarsi e appunto da egoisti e di invidiosi, invece il realizzarsi che intendo fare bene una cosa perché se devi fare qualcosa perché non cercare di farla al meglio? Per adesso mi fermo a questa riflessione magari prossimamente parlerò di quello che mi ha fatto capire sulle integrazioni con ciò che è differente.

 Intanto vi invito a guardare qualche puntata di questa serie preferibilmente quelle un po’ più vecchiotte