LA VITA NON È UNA SERIE TV. MA PURE QUI CI SCAPPANO LE STAGIONI INASPETTATE.

I miei genitori volevano vedermi correre.
Invece mi hanno visto seduto. Sempre.

Solo che non si sono fermati a piangere.
Hanno fatto quello che fanno i genitori veri: si sono reinventati ogni giorno.

Mio padre: 10 ore in macelleria, poi a casa a girarmi nel letto perché il corpo mi faceva male anche da fermo.
Mia madre: a imboccarmi, lavarmi, aiutarmi a scuola, a 5 anni, a 15, a 35.

Sai cosa NON hanno mai detto?
“Poteva andare meglio.”

Sai cosa hanno fatto?
Mi hanno aiutato a scrivere la mia storia, anche quando il mondo voleva scriverla al posto mio.

Questa storia è diventata un libro.

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Non è per chi cerca pietà.
È per chi cerca un motivo per non arrendersi.

TI SENTI IN GABBIA? IO LA GABBIA ME LA PORTO A SPASSO.

Quando sei in carrozzina la gente pensa due cose: o sei un santo o sei un poveraccio.

Spoiler: io non sono né l’uno né l’altro.
Sono solo uno che ha imparato a farsi gli affari suoi… su quattro ruote.

Mia madre mi ha imboccato fino ai 40. Mio padre, con una mano spostava bistecche, con l’altra mi metteva a letto.
Eppure nessuno ha mai detto “che famiglia forte”.
Di solito si limitano a guardarti strano, tipo UFO con il telepass.

Ma la cosa più assurda? Nessuno ci insegna come cavolo si affronta una diagnosi, una carrozzina, una vita “fuori copione”.

E allora ho scritto un libro per chi è stanco di farsi trattare come un incidente.
Per chi vuole imparare a vivere, senza chiedere scusa.

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Leggilo. O regalalo a chi ha ancora paura della parola disabilità.