si dice cospargersi il capo di cenere oppure mettere corone di allori! La cenere teniamola nel cammino di allori usiamoli per fare dell’acqua bollita… Cerchiamo di essere semplicemente belle persone

L'unico handicap nella vita è un atteggiamento negativo
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si dice cospargersi il capo di cenere oppure mettere corone di allori! La cenere teniamola nel cammino di allori usiamoli per fare dell’acqua bollita… Cerchiamo di essere semplicemente belle persone
Questo titolo purtroppo è dato dal momento perché in questo momento non sono al pieno delle mie forze per quanto non mi lascio abbattere. Spesso quelli che vogliono più bene e sicuramente non sono del tutto obiettivi “in fondo ogni scarrafone è bello a mamma sua” mi paragonano a punto ad una roccia. Perché nonostante tutto riesco ad essere forte in situazioni abbastanza particolari nonostante tutto anche grazie anche alla parola di cui ho parlato nel articolo precedente sono consapevole di quello che sono. Però anche le rocce all’interno pur sembrando indistruttibili diventano tenere certe volte per fattori esterni il vento, l’acqua, il fuoco oppure per fattori interni che si mangiano dall’interno senza che nessuno se ne accorga. Ma in qualunque dei casi proprio come le rocce possiamo cambiare forma ma dobbiamo mantenere sempre la propria natura alle volte come per l’appunto alle rocce dobbiamo appoggiarci agli altri per ritornare a diventare forti e magari più avanti può appoggiare altri su di noi. Prendiamo ad esempio un diamante che partendo da il carbone materiale alquanto fragile dopo sofferenza tempo e tanta fatica diventa un altro materiale stupendo e luccicante. Quindi facciamo passare le intemperie dentro e fuori di noi magari riusciamo a diventare sempre qualcosa di più bello… Oppure diventeremo semplicemente polvere.
molte volte la gente mi guarda mi giudica e crede di capire quello che sono spesso quando vedono il modo con cui vivo la mia vita li lascia perplessi o per meglio dire spiazzati. Ma oggi mi è venuta in mente qual’è la mia strategia di vivere bene possiamo racchiuderla in una parola.
Consapevolezza
derivato di consapere, composto di con e sapere.
Questa parola denota un fenomeno estremamente intimo, e di importanza cardinale. Non è un superficiale essere informati, né un semplice sapere – e si diparte anche dalla conoscenza, più intellettuale. La consapevolezza è una condizione in cui la cognizione di qualcosa si fa interiore, profonda, perfettamente armonizzata col resto della persona, in un uno coerente. È quel tipo di sapere che dà forma all’etica, alla condotta di vita, alla disciplina, rendendole autentiche.
La consapevolezza non si può inculcare: non è un dato o una nozione. È la costruzione originale del proprio modo di rapportarsi col mondo – in quanto sapere identitario, davvero capace di elevare una persona al di sopra dell’ignoranza e della piana informazione. È il caso della consapevolezza del rischio, che non frena ma rende accorti; della consapevolezza delle proprie capacità, che orienta ed entusiasma; della consapevolezza del dolore, che rende compassionevoli e gentili; della consapevolezza di essere amati, che rende invulnerabili.
Diventare consapevoli di quanto accaduto, di come siamo cambiati, di quale futuro ci sta davanti è un passo fondamentale nella direzione giusta. Chi è consapevole non subisce ma può affrontare e rielaborare. Consapevolezze condivise rendono possibile un agire comune. Per chi evita o non riesce ad affrontare un percorso di consapevolezza il terremoto rischia di trasformarsi in un passato che non passa.
Questa è una “parola terremotata”, frutto di una collaborazione con l’associazione LaCà, nata dopo il sisma in Emilia. Col loro aiuto cerchiamo di capire come alcune parole si sono trasformate dopo il terremoto e come si possono rinnovare. Il testo in corsivo è un loro diretto contributo.
parole stupende che non ho voluto togliere perché quello che dice sulla consapevolezza di un male comune fa vedere tutto il resto con un occhio differente con una apertura mentale da non sottovalutare.
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Il poeta professore cantante già negli anni ottanta ne sentiva la mancanza ed era un periodo che stava soltanto iniziando le donne diventavano più autosufficienti più intraprendenti più “mascoline”. Ma sicuramente non immaginava cosa saremmo arrivati perché un po’ come tutto in questa società la corrente di intraprendenza è degenerata e da intraprendenza si è trasformata in un atteggiamento per qualche modo di vedere aggressivo. Con questo non voglio dire che le donne di oggi mordono, per l’aggressività intendo quella pseudo cattiveria nell’affrontare la vita giustificandosi con l’io me ne frego. Beh una persona può essere autosufficiente raggiungere i propri scopi la propria ambizione anche con la gentilezza, dote che io assali apprezzo . E questo non vuol dire perdere in dignità ma anzi guadagnare in nobiltà. Quindi non per forza la donna ideale deve portare una gonna ma almeno non deve girare con tutte le cose di fuori.