Il sistema delle due frequenze

Nel futuro non esistevano più parole.

Le città erano silenziose,
ma piene di segnali invisibili che si intrecciavano nell’aria
come fili di luce.

Le persone non parlavano.
Si sintonizzavano.

O funzionavi…
o restavi solo.

La sua frequenza era diversa.

Non debole.
Non sbagliata.

Troppo profonda.

Aveva variazioni impreviste,
picchi improvvisi,
zone calme che sembravano silenzio…
ma non lo erano.

Chi provava ad avvicinarsi all’inizio restava affascinato.
Poi si perdeva.

Sempre.

Come entrare in un mare bellissimo…
senza sapere nuotare davvero.

Col tempo, aveva imparato a ridurre il segnale.

A semplificarsi.

A diventare una versione più facile da ricevere.

Funzionava.

Ma non era vero.

Poi, un giorno qualunque,
senza musica, senza avvisi…

successe.

Una nuova frequenza entrò nel suo campo.

Non fece rumore.
Non cercò spazio.

Si avvicinò…
e restò.

Era diversa.

Calda, stabile… ma viva.
Non perfetta. Non costruita.

Consapevole.

Non cercava di decifrarlo subito.
Non aveva fretta.

Ascoltava.

Anche nei punti in cui lui,
per abitudine, abbassava il segnale.

Lui fece quello che faceva sempre.

Si nascose un po’.
Smussò gli angoli.
Tolse intensità.

Per non rischiare.

Per non perdere anche quella.

Ma lei…

non si allontanò.

Si adattò.

Non per cambiare lui.
Ma per incontrarlo.

E allora successe qualcosa che non era mai successo prima.

Lui smise.

Smise di controllare.
Smise di filtrarsi.
Smise di diventare “meno” per essere accettato.

Lasciò che la sua frequenza fosse completa.

Irregolare. Profonda. Vera.

E non si ruppe niente.

Anzi.

Per la prima volta,
qualcuno non solo restava…

ma rendeva quella complessità
qualcosa di bello da abitare.

In quel mondo fatto di precisione e calcolo,
loro funzionavano in un modo diverso.

Più umano.
Più raro.

Non erano perfetti.

Ma erano allineati nei punti che contano davvero.

E lui capì.

Non era difficile da capire.

Non era troppo.

Aveva solo incontrato, per tutta la vita,
frequenze che non sapevano restare.

Poi era arrivata lei.

Bella, sì.
Ma non solo fuori.

Bella nel modo in cui ascoltava.
Nel modo in cui non scappava.
Nel modo in cui sapeva esserci… senza fare rumore.

E allora, per la prima volta,
in mezzo a milioni di segnali nel mondo…

non si sentì più fuori frequenza.


Semplicemente Nino.

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