La mia prima Poesia

L’equilibrista.

152924057-5e734a28-ad59-4faf-960b-b42ff0f8c53aL’equilibrista solitario nel suo percorso

sembra quasi ignorare chi gli sta attorno.

Il suo precario equilibrio

può perdersi con un soffio di vento.

Con gli occhi diritti verso l’obiettivo,

si rafforza poggiandosi a chi presta interesse.

La fragilità di un’apparente sicurezza

ha bisogno di strumenti per bilanciarsi.

Stringe tra le mani un’asta poggiata sul nulla,

sorretta soltanto da un timido applauso.

Il suo pubblico è il vero sostegno

senza di esso perderebbe la strada.

Come un equilibrista solitario nel mio essere

sembro ignorare chi mi sta attorno.

Il mio precario equilibrio

può perdersi in un bacio affettuoso.

Con gli occhi dritti verso l’obiettivo

  sostenuto dà chi lo desidera.

  Stringo tra le mani una penna virtuale

sorretta da un timido interesse.

Condividere il mio essere

non mi farà mai perdere la strada.

Ti scrivo per sentirci soli assieme

il nostro percorso diventerebbe più leggero

Un tuo bacio come un soffio di vento

può farmi trovare il vero equilibrio.

Guardando dentro i tuoi occhi

so esattamente dove andare

Stringimi le mani assieme

sarà come in un volo infinito

Due esseri realmente differenti

possono creare qualcosa di magico.

La figura mitologica del autista vecchio col cappello

2355596660_04fc08e1f7 si racconta ai propri figli quando si apprestano ad uscire per strada da soli. Questa entità che si aggira a bordo di automobili, spesso non proprio modernissime, con marmitte puzzolenti, sterzo durissimo e specchietti retrovisori quasi sempre penzolanti. Infatti anche a me mia madre mi raccomandava sempre di stare attento. “Diceva lo zio quando li vedi in macchina con il cappello e gli occhiali stai attento”. Questo mio zio si riferiva ovviamente alle persone anziane che data l’età e la freschezza mentale oramai persa potevano essere alquanto pericolosi.

Giustissimo.

Avevamo tutti imparato questa lezione, in realtà non c’è una spiegazione scientifica a questo fenomeno, però sapevamo da cosa guardarci. Certo una persona che dentro la macchina luogo coperto, possibilmente caldo, tenga un cappello che chiamato anche copricapo, non spicca esattamente per acume in quanto l’utilizzo dello stesso in un ambiente coperto perde la cosiddetta utilità. Infatti era buon educazione toglierlo quando si andava in ambienti chiusi.

Adesso questa figura nei tempi della tecnologia e della comunicazione viene ampiamente superata dall’autista col telefonino.

Oramai diventato per alcuni parte del proprio corpo, se non lo sapessimo tutti potrebbe sembrare che ad alcuni sia stato impiantato direttamente nell’orecchio. Vediamo persone fare mosse di contorsionismo per non metterlo in tasca o poggiarlo per qualche istante per svolgere le più facili mansioni della vita quotidiana. Quindi utilizzando la spalla come terza mano, cercano di cambiare marcia, mettere la freccia, dare due schiaffoni al bambino che accanto a loro che facendo caciara li infastidiscono, pulirsi il vetro o certe volte anche il naso.In più vi invito a notare che diventano ancora più indisciplinati tagliando strade e non fermandosi agli stop che probabilmente non vedono. Perché pur essendo in mezzo alla società questa figura  attorno a sé si crea una bolla mentale che lo isola. Questo ovviamente nella sua testa perché invece condivide tranquillamente gli affari propri senza il minimo pudore tutti i fondamenti della buona educazione.

Il telefonino  rimane ovviamente sempre impiantato anche quando scendono dalla macchina… Ma questo è un altro discorso.

2 italiani

1698 Quando mi trovo a scrivere di argomenti di attualità specialmente di un certo spessore onestamente mi sento un po’ a disagio. Perché trattare certi temi con estremo orgoglio o resteremo odio sarebbe sicuramente più semplice perché è molto facile schierarsi da un lato o dall’altro. Io ovviamente ho una mia idea è un mio parere ma cerco comunque di esprimerlo con la dignità e delicatezza che secondo me per trattare certe discussioni è necessaria. Sono ormai due anni che questi italiani sono detenuti in un paese straniero dove oggettivamente i tempi del processo mi fanno quasi pensare che in Italia siano veloci, per non di meno sono ancora lì questi due italiani questi due militari italiani  che giusto o sbagliato svolgendo un compito e non è un atto di follia hanno ucciso un uomo un essere umano. Io penso che nessuno sia di togliere la vita ad un altro quindi magari sono giustamente da processare e se giusto da condannare. Quello che a mio avviso non ha senso è che rimangano in un paese straniero dove lontano dalla famiglia e dalla propria terra vengono rimbalzati avanti indietro e forse quasi esibiti. Adesso io come da immagine mi metto dal lato di quelli che vogliono che ritornino a casa perché mi pare che la condanna all’esilio non si usi più da un bel po’ di tempo è peraltro essere condannati bisogna essere giudicati!

 Adesso faccio un’altra riflessione forse per ignoranza mia ma mi sembra che da questo caso non si sia più parlato di attacchi di questi pirati… O sbaglio?